CELIDONIA:


nome scientifico
Chelidonium majus


nomi secondari
Chelidonia - Erba da porri


la droga
la sommità


Proprietà


diuretica, antigottosa, antiartritica, purgativa

note


il latte fresco si usa su applicazioni contro le verruche.

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CELIDONIA

(Chelidonium majus)


Il suo nome deriva dal latino coeli donum; i medici romani infatti ritenevano questa pianta un vero dono del cielo viste le sue grandi virtù terapeutiche. La celidonia è diffusissima lungo i fossi, vicino ai ruderi abbandonati; si riconosce facilmente perché spezzandone un rametto fuoriesce un lattice di colore giallo rossastro. È proprio questo lattice che contiene i principi attivi che contraddistinguono la celidonia: alcaloidi (tossici) e saponine; essa quindi ha un uso prettamente esterno.
Il lattice è utile per bruciare verruche e calli. Fusti e foglie essiccate invece vengono usati nella medicina popolare per pediluvi utili per riattivare la circolazione.

- Proprietà: caustiche; utile per migliorare la circolazione.

- Come si usa: per migliorare la circolazione degli arti inferiori. C'è un'antica ricetta francese molto utile per le persone che soffrono di insufficienza vascolare degli arti inferiori:

in una bacinella di acqua calda far macerare per tutta una notte 50 grammi di celidonia, 100 di rusco, 150 di centella asiatica: al mattino stiepidire e fare un pediluvio di circa 15 minuti.


In caso di
verruche fare applicazioni giornaliere di succo di celidonia fasciando successivamente la zona affetta; personalmente ho avuto ottimi risultati contro le verruche usando la celidonia per uso esterno e succo di aloe da bere (tre cucchiai al giorno) per rafforzare le difese immunitarie.

Celidonia: la pianta della luce
della dott.ssa Gabriella La Rovere


... è la migliore tra le erbe ma può essere anche pericolosa ...
C'è un fiore, la celidonia minore, che come altri si ritrae dal freddo e dalla pioggia ma al primo riapparir del sole ecco che si riapre altrettanto pieno di splendore. William Wordsworth, con questi brevi versi ci invita a parlare della Celidonia e delle sue molteplici proprieta'. Appartenente alla famiglia delle papaveraceae la Celidonia (in botanica: Chelidonium majus),
deriva il suo nome dal termine greco chelidon, ovvero rondine. Pare infatti che questi eleganti pennuti, durante le loro migrazioni, abbiano l'abitudine di strofinarne i rametti contro gli occhi dei nuovi nati per favorirne l'apertura.

Secondo il naturalista Ulisse Aldrovandi, invece, il suo nome deriverebbe dall'espressione latina caeli donum: dono del cielo.

La pianta è presente in tutta Europa, nelle regioni a clima temperato dell'Asia e anche in alcune zone dell'America settentrionale. Può raggiungere un'altezza non superiore al metro e presenta un fusto eretto e ramificato, con nodi ingrossati e peli setolosi sparsi. Le foglie sono verdi nella parte superiore e verdi-azzurre in quella inferiore mentre nella loro forma ricordano quelle della quercia. Per finire, i fiori sono di colore giallo dorato e hanno quattro petali uguali e ovali disposti a croce mentre, i frutti sono globosi e si aprono dal basso verso l'alto. Secondo l'erboristeria alchemica, la pianta apparterrebbe al sole e, come tutte le erbe di questo tipo, avrebbe proprietà curative a livello fisico, per quegli organi come gli occhi atti a percepire la luce, mentre, a livello spirituale proteggerebbe la facoltà di ''vedere la Luce'', intesa come illuminazione interiore.

In medicina, nel passato, per il suo colore giallo, simile a quello della bile, veniva usata principalmente per curare gli itterici. Si diceva anche che fosse efficace nel bloccare l'estensione dei tumori. Oggi, per le sue proprietà batteriostatiche, è utilizzata principalmente nella cura di eczemi e psoriasi. In cosmesi, invece, sono molti i prodotti che la utilizzono per curare verruche e porri. Eppure, nonostante queste sue doti, che in molti trattati gli hanno fatto guadagnare l'attributo di migliore tra tutte le erbe, può rivelarsi molto pericolosa e crudele, perchè racchiude un succo tossico. L'unica sua parte utilizzabile è quella superficiale che secerne un fluido dall'effetto antivirale e citotossico.

UN CONSIGLIO

Un piccolo suggerimento per utilizzare al meglio le proprietà di questa preziosissima amica verde. Realmente efficace nella cura delle verruche e dei porri, basta effettuare due o tre applicazioni al giorno del suo lattice o del suo succo direttamente sull'inestetismo da eliminare per farlo sparire del tutto in pochissimi giorni. Attenzione però a non ingerirlo, poichè si tratta di una sostanza tossica.

 

Celidonia - famiglia delle Papaveracee


Chelidonium majus L. - famiglia delle Papaveracee
· Chelidonium majus L., celidonia, erba dei porri

Descrizione

È una pianta d'altezza molto variabile, dai 30 ai 100 cm, secondo le caratteristiche del suolo e del clima.

Si presenta con fusto eretto e ramoso, più o meno peloso.

I fiori sono gialli con due sepali, che cadono precocemente, e 4 petali, eguali tra loro e di forma ovale.

Le foglie possono essere pennatosette.

Quelle superiori sono sessili, quindi direttamente attaccate al fusto, senza picciolo; quelle inferiori, viceversa, sono picciolate.

Tutti gli elementi di questa pianta secernono un lattice giallo-arancio che scorre lungo appositi canalicoli.

Le radici racchiudono la maggiore percentuale di principi attivi.

Tossicità

Il lattice contiene degli alcaloidi tossici di cui, ad oggi, sono conosciuti circa venti componenti.

Una volta era usata come rimedio casalingo in varie malattie e per combattere i porri.

L'estrema tossicità dei suoi composti, tuttavia, rende questa pianta veramente pericolosa: 40 grammi d'estratto di celidonia sono sufficienti per procurare la morte ad un uomo, per arresto cardiaco.

Curiosità

Gli animali domestici evitano accuratamente di mangiare questa papaveracea, il cui nome generico Chelidonium deriva dal greco chelidon (=rondine), ad indicare che l'erba dei porri inizia a fiorire con l'arrivo delle rondini. L'uso di questa pianta ebbe una grande diffusione nel corso del Medio Evo.

Tra le tante leggende che accompagnano l'erba dei porri ricordiamo quella secondo la quale una goccia di latice lasciata cadere su un dente cariato è in grado di calmarne il dolore lancinante.
Per tale tradizione popolare, in Friuli, la celidonia è conosciuta come "erba di Sant'Apollonia", santa che protegge dal mal di denti.

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CELIDONIA (chelidonium majus)

Caratteristiche:

Pianta erbacea perenne con rizoma ramificato lungo circa 10 cm con fusto bruno rossiccio, l'interno è giallo, il fusto è eretto, ramificato con nodi ingrossati e provvisto di peli. La pianta contiene un lattice ad azione caustica. Le foglie sono alterne con 2-5 paia di foglioline di color verde cinereo, mentre la superficie inferiore è più chiara. I fiori opposti alle foglie sono riuniti in ombrelli e sono di un bel giallo oro. Il frutto è una capsula allungata di circa 5 cm che contiene semi ovoidali neri lucenti, punteggiati di chiaro e con un ingrossamento carnoso bianco, la pianta è velenosa.

Habitat:

cresce comunemente nei ruderi, lungo le strade, nei terreni incolti e ombrosi.

Proprietà:

il lattice che sgorga dalla pianta fresca spezzata è caustico sulla pelle e viene comunemente impiegato per la cura di porri e vesciche, è chiamata anche erba dei porri.

Storia, mito, leggenda e magia:

anticamente si credeva che, i rondinini tardassero ad aprire gli occhi e che la loro madre raccogliesse un erba speciale che mangiata a poco a poco, aiutasse i rondinini a vedere.

La celidonia, in greco chelidon, che significa rondine.

- Così scriveva Plinio il Vecchio: "con questa erba le rondini curano gli occhi dei loro piccoli e restituiscono loro la vista anche se gli occhi gli sono stati cavati".

- Si era diffusa una credenza popolare secondo la quale la rondine, prima di allontanarsi dal nido accecava i piccoli che volessero uscirne e al ritorno rendeva loro la vista grazie a questa erba miracolosa.

- Per gli alchimisti del Medio Evo era un ingrediente indispensabile per la fabbricazione della pietra filosofale, la chiamavano il dono del cielo (coeli donum), perchè ritenuta dotata di poteri soprannaturali fa parte delle erbe magiche di S. Giovanni con la quale si preparavano talismani, oli e il sale per essere usati nei riti magici nelle notti di luna piena.

- Messa sotto lo zerbino allontana per sempre i falsi amici e gli invidiosi.

- Si crede anche che una goccia del suo latte lasciata cadere in un dente cariato calmi il dolore, in Friuli è chiamata erba di S. Apollonia la santa che protegge dal mal di denti.

- In passato si riteneva potesse curare gli occhi. Aiutasse la bile e le occlusioni di fegato e milza, curasse il cancro, le fistole e le piaghe ulcerose.

Alcuni poeti hanno cantato e celebrato la bellezza e la delicatezza di questa pianta,.

- Ezra Pound scrive: "… volò da questo monte il seme - e ogni pianta è piena di seme sinchè - la donnola mastica la ruta - e la rondine la celidonia…"
- William Wordswort scrive: "…
c'è un fiore, la minuscola celidonia che si ripiega su se stessa - come molti altri per il freddo e per la pioggia - e al primo raggio di sole - brilla come lo stesso sole, si riapre, torna fuori - di nuovo si rianima ".


Le foglie sono lobate, alterne, imparipennate, color verde-bluastro, più chiare o grigie nella pagina inferiore. I fiori hanno calice composto da due sepali caduchi e corolla con 4 petali gialli, venti stami, ovario supero. Il frutto è una siliqua che contiene una fila di piccoli semi marroni con una cresta chiara.

Dai rametti spezzati esce un latice giallo-arancio che è uno dei tratti inconfondibili della pianta. Esposto all'aria, il lattice ossida rapidamente e scurisce.

fioritura Aprile - Settembre


FAMIGLIA: Papaveracee.

NOME LATINO: Chelidonium majus, coeli donum.

HABITAT:la celidonia è una pianta abbastanza comune. E' diffusa lungo i fossi, nel sottobosco, intorno alle case o dentro i ruderi abbandonati.

DESCRIZIONE:

la pianta di celidonia è alta 20-40 cm, dotata di fusto eretto, coperto da una fine e soffice peluria, secerne un lattice arancione se viene spezzato. La fioritura è precoce,all' inizio della primavera, con fiori di colore giallo-oro di odore poco gradevole.

PRINCIPI ATTIVI E TOSSICITA':

gli alcaloidi e le saponine costituiscono i principi attivi di questa pianta. In particolare gli alcaloidi risultano estremamente tossici.

USI MEDICINALI:

il lattice di colore arancione, che sgorga dal fusto della celidonia fresca spezzata, è caustico sulla pelle e viene impiegato per il trattamento di verruche e porri. Utile per migliorare la circolazione sanguigna.

NOTIZIE STORICHE, MITI E LEGGENDE:

la celidonia, il dono del cielo (coeli donum), era così chiamata dagli alchimisti nel Medioevo, perché ritenuta dotata di poteri soprannaturali.

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Chelidonia, Celidonia


La pianta di celidonia molto usata in omeopatia si caratterizza per il fatto che quando viene spezzata lascia gemere un latice di colore giallo-arancio e questo latice risulta contenere alcaloidi fra cui il principale è la Chelidonina, il succo è caustico se viene a contatto di pelle e mucose: per tale motivo era impiegato, in medicina popolare, nel trattamento di verruche e dei porri.

Nome comune: Chelidonia o Celidonia; Erba dei porri
Francese: Chelidonie
Inglese: Celandine
Famiglia: Papaveraceae
Parte utilizzata: parte aerea

Costituenti principali:

· alcaloidi (0,3-1%; nella radice fino al 2,8%): chelidonina, cheleritrina, sanguinarina ecc.

· Il contenuto in alcaloidi delle parti aeree, inferiore a quello delle radici e rizomi, diminuisce ulteriormente durante la conservazione e l'essiccamento.

· olio essenziale (0,01%)

· acido chelidonico, acido nicotinico, acido malico, acido citrico

· flavonoidi, carotenoidi, una saponina

· enzimi proteolitici nel latice

Attività principali:

antispamodiche; antibatteriche ed antivirali; caustiche.

Impiego tipico:

disturbi spastici delle vie biliari e del tratto gastrointestinale; verruche (uso topico del latice).
La pianta per l'azione spasmolitica viene spesso impiegata nei disturbi spastici a carico delle vie biliari e della porzione superiore del canale digerente.
Esaminando la farmacodinamica degli alcaloidi si può comprendere in parte la sua attività: la Chelidonina presenta proprietà antispamodiche e debolmente ipnotiche e viene inoltre segnalata un'azione analgesica e sedativa a carico del sistema nervoso centrale.
Tuttavia, viste le caratteristiche della pianta, il trattamento deve essere fatto solo sotto stretto controllo medico.

Curiosità :

· Chelidonia, dal greco chelidon = rondine: la pianta fiorisce nella stagione delle rondini.

· "Gli oculisti romani avevano dei suggelli o tavolette in pietre più o meno preziose, su cui facevano scolpire, oltre al proprio nome, i colliri che di preferenza preparavano od usavano.
Il dottor Sichel ne illustrò parecchi, dispersi in varii gabinetti numismatici ed antiquarii; ed uno di essi, che venne giudicato appartenere al terzo secolo dell'era cristiana, porta un'iscrizione abbreviata, che si interpretò per: Sextus pollet solemnes chelidonias ad caliginem = Sesto si distingue in preparare la Chelidonia per la debolezza della vista".

· Il latice, diluito in acqua, era impiegato nelle oftalmie da cui il nome, in Francia, di Grande Éclaire attribuito alla pianta.

· La cosmesi popolare fa uso della pianta fresca per eliminare la forfora.

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Chelidonia



Chelidonia
La Chelidonia (nome scientifico Chelidonium Maius L.) è un'erba officinale usata per curare disturbi come stitichezza, verruche e calli.
La Chelidonia fa parte della famiglia delle Papaveraceae.

Componenti attivi:
· chelidonia, protopina, sanguinaria, acido chelidonico, acido malico, acido citrico, fosfato calcico e ammonico-magnesico.

Parti utilizzate:
· radice, fusti, fiori, foglie
E' una pianta erbacea perenne che raggiunge i 50 cm di altezza. Possiede un grosso rizoma con diversi fusti ramosi e cilindrici .
Le sue foglie sono pinnate di colore verde chiaro e fiori di colore dorato. Fiorisce a fine inverno e si raccoglie in primavera.

Chelidonia per la stitichezza:
· Decotto: versare 10 gr di radice secca sminuzzata in una scodella d'acqua e portare il tutto a bollore. Togliere dal fuoco dopo un minuto e lasciare riposare 15 minuti. Prenderne una tazza la sera.

Chelidonia per le verruche
· Compresse: mettere 15 gr di fiori freschi in acqua calda e poi spargere il composto ottenuto sopra una tela che possa ricoprire la zona malata. Rimuovere la compressa dopo un minuto di applicazione.
Chelidonia per i calli
· Pediluvio: versare un litro di acqua bollente sopra 15 gr di fiori e foglie e lasciare riposare il preparato mezz'ora. Filtrare e aggiungere il composto dentro l'acqua del pediluvio, piuttosto concentrato, alla temperatura di 37°C.

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LA CELIDONIA


Oggi parlerò della celidonia (o chelidonia) una pianta molto diffusa nelle zone antropizzate, ma proprio per essere tanto comune, passa inosservata e, quindi, è poco conosciuta dalla gente. Ancora oggi, però, è usata dai nostri contadini per guarire "porri" e "verruche". L'idea di trattare questa erba mi è venuta passeggiando per i colli Euganei, la scorsa primavera e, trovandone ad ogni passo abbiamo parlato del suo utilizzo popolare nella zona. Sono andato, allora, alla ricerca di notizie sul suo uso anche fra le famiglie contadine della Bassa Padovana, dove attualmente risiedo, scoprendo cose molto interessanti. Proprio in primavera,con il ritorno delle rondini,inizia la sua fioritura; per questo motivo gli fu attribuito questo nome:"chelidon" in greco significa "rondine". La tradizione ci fa scoprire un altro legame fra la celidonia e le rondini. Infatti Plinio racconta che Aristotele credeva che i rondinini nascessero ciechi e tali sarebbero restati se le madri non avessero deposto sui loro occhi una goccia del lattice della pianta. Anche Paracelo fu incuriosito da questo succo giallastro paragonandolo, per il colore, alla bile e teorizzando un suo benefico effetto contro la colelitiasi (fra l'altro confermato dalla scienza moderna). Nel XIV secolo il chimico Raimondo Lulli affermava che l'estratto dell'erba in questione somministrato ai moribondi poteva prolungare loro la vita. Prima di addentrarmi nella spiegazione delle sue proprietà,
vorrei ricordare che è fondamentalmente una pianta tossica, perciò è assolutamente sconsigliabile il suo uso al di fuori di quanto fanno i contadini: si può adoperare solo contro le verruche, gli altri metodi di impiego li citerò esclusivamente per curiosità e per completezza.

- Per curare i cosiddetti "porri" la celidonia si adopera comunemente in tutta la campagna veneta, anche se, nella Bassa Padovana, si preferisce la secrezione di un rospetto chiamato "saltaro". Affinché esso produca tale secrezione, i contadini (che non vanno per il sottile con gli animali) lo prendono per le zampe posteriori e lo sbattono più volte a terra o sopra ad un sasso. Se invece usano la celidonia, ne rompono lo stelo e fanno gocciolare il liquido giallo che ne esce, sulla escrescenza verrucosa cutanea, una o due volte al giorno per 15-20 giorni: i risultati pare siano eccellenti. Per curare porri e verruche ogni zona della nostra regione ha poi delle varianti. Per esempio nelle campagne trevigiane i contadini strofinano un pezzetto di lardo sulla parte da guarire.
Vorrei fare un breve cenno sugli altri metodi di cura popolare (ancora oggi usati) nelle varie località d'Italia per guarire dai porri.

- In Sicilia: si utilizza, in certe zone, il lattice di celidonia, mentre in altre quello del fico.

- Nel Lazio: si usa,in genere, la celidonia, ma ad Anagni l'impacco di urina.

- In Calabria:la celidonia,o la secrezione di rospi e cicale, o un decotto di gramigna, o l'acqua di cottura delle melanzane.

- In Toscana ed in Emilia: il fico.

- In Friuli: l' "erba solara" (Solanum nigru) o il lattice giallastro che esce dal gambo spezzato delle piantine di malva, inoltre, in certi posti, si sfregano sul porro le lumache o le foglie di pioppo o di salice.

- A Sesto al Reghena: si adopera l'urina delle mucche.

- A Belforte Isauro (Pesaro) c'è un metodo particolare: si sciolgono alcuni coralli in un bicchiere di succo di limone e si utilizza questo preparato.

- In Sardegna: si usa la bava di lumaca.

- A Montefalco (Perugia): la linfa che esce dal gambo delle ginestre.

 

Ci sono poi metodi "magici"che non sto qui a raccontare. Quanto ho riportato, però, per quanto possa apparire bizzarro, ha un fondamento scientifico: tutti modi citati per guarire dai "porri" utilizzano sostanze caustiche, o disinfettanti, o emollienti.Tutto ciò non si fa a caso,ma è frutto di una esperienza tramandata da generazioni.


Torniamo ora a parlare di celidonia.Essa è della famiglia delle Papaveraceae, genere Chelidonium, specie maius L. Nelle nostre zone è chiamata "erba da porri", in altri posti "latte di stregha". Cresce in luoghi incolti, ma, come ho già detto, antropizzati, cioè lungo i sentieri, i fossati, i muretti, vicino ai ruderi, preferibilmente in zone ombrose e anche nel sottobosco. I suoi fiori gialli, con quattro petali ciascuno, si raccolgono in gruppetti terminali e compaiono in primavera: tale fioritura si prolunga nel periodo estivo. E' una pianta erbacea, perenne alta dai 30 agli 80 cm. Il fusto è eretto e ramificato,m le foglie sono pennatosette (composte da sette segmenti arrotondati e lobati). Il frutto è una capsula. La pianta non è profumata, ma maleodorante, soprattutto se si spezza producendo il suo classico lattice giallastro che si ossida rapidamente assumendo un colore scuro.
Andiamo ora ad esaminare il perchè delle sue proprietà terapeutiche. Come prima accennavo possiede ben dieci alcaloidi dei quali citerò i più importanti. La pianta concentra le sostanze farmacologicamente attive nella sua parte aerea. Possiede un alcaloide di nome sanguinarina simil stricnico che agisce sui centri nervosi motori sottocorticali. Un altro alcaloide vasomotore ed eccitante le terminazioni sensitive è la chelleretrina. Avrebbe anche una azione antimicotica ed antibatterica (da cui l'uso popolare di curare gli eczemi con impacchi di celidonia). Queste due sostanze, a dosi elevate, provocherebbero una paralisi respiratoria agendo sui centri bulbari respiratori e vasomotori. Inoltre,assunte mediante pozioni improprie,causerebbero irritazione delle mucose e lesioni del tubo digerente e del parenchima renale. Ora parlerò del principio attivo più importante posseduto dalla celidonia: la chelidonina. E' un composto papaverinico benzil-isochinolinico farmacologicamente attivo come spasmolitico, miotico e narcotico. Pare agisca anche sui centri superiori causando, appunto, narcosi, diminuendo pure il tono dei muscoli lisci dell'intestino,utero,bronchi e vasi sanguigni. Possiede, dunque, una azione antispastica completa. Nel passato è stata usata anche dalla medicina ufficiale, in via sperimentale, come spasmolitico in patologie caratterizzate da spasmo dei muscoli lisci, nella angina pectoris, in alcune forme asmatiche, negli spasmi del tubo gastro enterico e nella cura di alcune malattie del fegato e delle vie biliari,in particolare: colecistopatie e calcolosi biliare. Fin dal 1929 è stato tentato, in laboratorio, l'utilizzo di estratti di celidonia, per rallentare l'evoluzione dei carcinomi dei topi attribuendo tale proprietà, non tanto alla chelidonina, ma alla sanguinarina per una azione antiblastica colchicinosimile.
Tutto questo ci fa capire, ancora una volta, come nelle piante siano presenti sostanze importanti, ma che devono essere usate con cautela. Impropriamente si sente dire spesso: "curiamoci con le erbe perché tanto non fanno male!". Come tutte le medicine anche la fitoterapia ha le sue regole e deve essere impostata correttamente. Purtroppo (come anche nella medicina ufficiale) molte sono le pubblicazioni ed i programmi televisivi che divulgano nozioni di autocura e ciò, se da un lato è un bene perché educa la gente a non trascurare certi sintomi,dall'altro può creare inconvenienti. Io rabbrividisco quando (anche allegati a riviste alla portata di tutti) vedo manualetti del tipo "imparate a curarvi da soli" o "curatevi con le erbe". Sarebbe come dire "imparate a fare l'avvocato o l'ingegnere da soli". Ritengo che sia indispensabile un rapporto equilibrato fra medico e paziente in tutti campi: sia nella medicina ufficiale, sia in quella alternativa. Lo sapevano bene i nostri contadini che, quando il problema era serio, si rivolgevano anch'essi agli "esperti".

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CELIDONIA

(Chelidonium majus) - Famiglia Papaveracee


La celidonia, o "dono del ciel"o (coeli donum), così chiamata dagli alchimisti del Medioevo, è una pianta erbacea perenne, che cresce spontanea nel sottobosco non troppo ombroso e attorno alle case.
"chelidon"in greco significa "rondine", in quanto essa fiorisce quando arrivano le rondini in primavera; la sua fioritura è precoce, con piccoli fiori di color giallo-oro di odore non gradevole.
Possiede un alcaloide di nome sanguinarina simil stricnico che agisce sui centri nervosi motori sottocorticali. Un altro alcaloide vasomotore ed eccitante le terminazioni sensitive è la chelleretrina.
Tutte le parti della pianta e specialmente le radici risultano tossiche per il loro contenuto in alcaloidi, il principale dei quali è la chelidonina, perciò è assolutamente sconsigliabile il suo uso ad di fuori di quanto fanno i contadini che usano la celidonia; essi ne rompono lo stelo e fanno gocciolare il liquido giallo che ne esce, sulla escrescenza verrucosa cutanea, una o due volte al giorno per 15-20 giorni; i risultati pare siano eccellenti. Quindi NON va ingerita.
Per curare porri e verruche ogni zona della nostra regione ha poi delle varianti. Per esempio nelle campagne trevigiane i contadini strofinano un pezzetto di lardo sulla parte da guarire.
E' usata dai nostri contadini per guarire "porri" e "verruche".
Anche Paracelo fu incuriosito da questo succo giallastro paragonandolo, per il colore, alla bile e teorizzando un suo benefico effetto contro la colelitiasi (confermato dalla scienza moderna).
Se per caso viene ingerita i sintomi generali consistono in bruciore della cavità orale e della gola, dolori addominali, vomito, diarrea, perdita di coscienza, coma. Dopo contatto con il lattice secreto dai fusti spezzati è frequente la comparsa di dermatiti; stomatiti anche gravi e gastroenteriti emorragiche possono invece conseguire all'ingestione delle radici o di altre parti della pianta.
In Sicilia: si utilizza, in certe zone, il lattice di celidonia, mentre in altre quello del fico.
Nel Lazio: si usa,in genere, la celidonia, ad Anagni l'impacco di urina.
In Calabria si usano la celidonia o la secrezione di rospi e cicale o decotto di gramigna od acqua di cottura delle melanzane. In Toscana ed in Emilia, oltre alla celidonia il fico.
In Friuli, l' "erba solara"(Solanum nigru) o il lattice giallastro che esce dal gambo spezzato delle piantine di malva, in certi posti, si sfregano sul porro le lumache o le foglie di pioppo o di salice.
In Sardegna,si usa la bava di lumaca.
Tutto ciò non si fa a caso, ma è frutto di una esperienza tramandata da generazioni di contadini.

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